bikes

Kenny Roberts: un marziano americano in Europa

Siamo sul finire degli anni settanta, nel 1974 precisamente, in Olanda un giovane pilota americano scende in pista nella classe 250 fortemente raccomandato dalla Yamaha. Dicono vada fortissimo negli USA su quelle mostruose moto due tempi che corrono sugli ovali sterrati senza freni, “il ragazzo va forte come il vento”, dicono i giapponesi. “Ok mettiamogli a disposizione una wild card, come si chiama?…”, si chiama Kenny Roberts. Pronti, partenza, via: arriva terzo.

Da quel momento in avanti il suo nome non è stato più dimenticato. Pochi anni dopo, nel 1978, vinceva il suo primo mondiale nella 500 seguito da altri due nel ’79 e ’80. Ma che razza di fenomeno è questo? Nasceva a quei tempi un nuovo modo di guidare, inventato da Jarno Saarinen. Uno stile eccentrico con tutto il corpo fuori dalla moto a fare da contrappeso verso il centro della curva e il ginocchio a sfiorare la pista. Purtroppo il finlandese morì nel ’73 con Pasolini a Monza nell’anno che tutti ricordano come horribilis per il motociclismo, ma l’eredità di Jarno e Paso scivolò in mano al giovane Kenny che non se la lasciò sfuggire e aprì la grande stagione del motociclismo moderno.

Le moto da 4 passarono a 2 tempi, piccoli missili giapponesi a due ruote. Moto quasi inguidabili grazie ad una erogazione che il 2 tempi rendeva ingestibile. Una coppia motore racchiusa in una manciata di giri che selezionava i piloti con la grazia di una mannaia. Terminò la grande stagione della MV Agusta e del grande Giacomo Agostini che passò alla Yamaha due tempi un attimo prima dell’arrivo di Kenny per poi chiudere la sua carriera unica. Da Kenny in poi le corse degli anni ’80 sfornarono campioni marcati USA uno dietro l’altro: Spencer, Lawson, Rainey, Mamola, Schwantz solo per citarne alcuni. Erano tempi in cui le moto si chiamavano solo Yamaha, Honda e Suzuki e i piloti erano pazzi scriteriati ma affascinanti come eroi. Oggi le cose sono molto cambiate e le moto ancora di più; si guidano molto meglio e sono 4 tempi. Hanno il doppio dei cavalli ma sono docili e ben ammaestrati, inoltre l’elettronica la fa da padrone e gestisce ogni cosa. Mancano molto però quei tempi e i loro miti. Se per quei piloti di una volta non possiamo che sfogliare gli album o il web, per le moto la cosa è diversa. Puoi andare a caccia del mito e rivivere quella emozione. Puoi salire sulla Yamaha RD500LC Kenny Roberts replica del 1984 e immergerti in quegli anni. Questa è la moto che fece più parlare di sé nel 1984 e che concluse quest’era romantica. Quasi un azzardo, una scommessa che celebrava anche il ritiro del campione americano avvenuto proprio in quell’anno. Bene, la scommessa fu vinta e da allora questa moto e le successive concorrenti Suzuki RGV Gamma 500 e Honda NS400 sono entrate nel mito.

 

 

1 risposta »

Rispondi