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Market Spots, Iwc Ingenieur

Quando all’epoca fu detto ad Albert Pellaton (direttore tecnico Iwc dal 1944 al 1966) che tutti volevano orologi piatti e che i venditori che avevano un contatto diretto con il mercato premevano affinchè diventassero sempre più piatti, lui mantenendo la calma rispose: “… Non dovete dirmi se volete movimenti piatti, dovete dirmi se volete movimenti buoni o cattivi. La qualità ha la precedenza sullo spessore”.

Con questi preamboli nel 1955, IWC presenta al mercato la sua creatura meglio riuscita e più longeva l’Ingenieur! Concepito come la versione civile ed automatica del Marx XI, già nel nome tradiva l’uso e la destinazione cui era indirizzato. Doveva quindi essere robusto, affidabile, antimagnetico e…, diciamo noi, bello da indossare! La scelta del logo, un fulmine che attraversa la parola Ingenieur, non poteva essere più azzeccata.

Rinviava immediatamente alla tecnica costuttiva della cassa, concepita come una gabbia di Faraday e alle proprietà antimagnetiche che ne derivavano. Questo bellissimo logo avrebbe reso facilmente riconoscibile ed immediatamente identificabile l’Ingenieur anche quando nel corso degli anni l’orologio sarebbe mutato estericamente anche in modo drastico. Nato come ref. 666, con o senza data (ref. 666° e 666AD), passando per la ref. 866 (dal 1967) e la ref. 1832 (c.d. FAT Ingenieur ridisegnato da Gerald Genta del 1976), l’Ingenieur è ancor oggi uno dei caposaldi del catalogo della casa di Schaffhausen.

Abbiamo già detto quanto Albert Pellaton pretendeva da un movimento, l’Ingenieur non poteva che adottare quindi i celebri calibri della famiglia 85, disegnati e progettati dalla IWC sin metà degli anni 40 e che ancor oggi restano unici nel panorama della produzione orologiera elvetica. Sviluppati su in’idea dell’orologiaio svizzero Louis Recordon, prevedono una massa oscillante libera, come sui moderni automatici e un sistema di doppia leva tirante a cricchi. Ingegnosa, poi, la soluzione tecnica adottata per proteggere l’orologio dai campi magnetici, una controcassa in ferro dolce, chiusa da un contro fondello, avvolge completamente il movimento.

Lo stesso quadrante è stampato su di una basetta in ferro dolce anziché sulle tradizionali in ottone. Abbiamo il piacere di presentarvi una spettacolare carellata offertaci da Andrea Foffi “Oredelmondo”, La famiglia è quasi al completo!

By Leopoldo Meggiato per meridianae.com

IWC Ingeneur

When Albert Pellaton (technical director Iwc 1944-1966) said that everyone wanted flat watches and that the sellers who had direct contact with the market want it to become increasingly flat, he replied, keeping his temper: “You do not have to tell me if you want flat movements, you need to tell me if you want good or bad ones. The quality takes precedence over substance “.

With these preliminaries in 1955, IWC presents to market his most successful and longest creation: Ingenieur. Conceived as the civilian version and automatic Marx XI, already betrayed in the name of the use and purpose which it was addressed. He must therefore be robust, reliable, anti-magnetic and…, we say, nice to wear! Choosing the logo, a lightning bolt through the word Ingenieur, could not be more apt.

The Case is designed as a Faraday cage with antimagnetic properties derived from it. This beautiful logo would make it easily recognizable and immediately identifiable even when the Ingenieur over the years would changed. Born as a reference 666, with or without date (ref. 666 ° and 666AD), passing by the ref. 866 (since 1967) and the reference 1832 (cd FAT Ingenieur redesigned by Gerald Genta, 1976), the Ingenieur is still one of the cornerstones of the catalog of the house of Schaffhausen.

We’ve already told you how much Albert Pellaton claimed by a movement, the Ingenieur could only take so the famous family of calibres 85, designed and engineered by the IWC since the mid-40s and still remain unique in the watchmaking elevetica. Conceived on an idea of the Swiss watchmaker Louis Recordon, involving a mass oscillating free, like on modern machines and a system of double-lever tensioning jacks. Ingenious, then, the technical solution adopted to protect the clock from magnetic fields, a casing in ductile iron, closed by a cap against, completely surrounding the movement.

The dial itself is printed on a base of soft iron rather than on traditional brass.

We are pleased to present a spectacular compilation of pics offered to us by Andrea Foffi “OreDelMondo,” The family is almost complete!

By Leopoldo Meggiato for meridianae.com

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